Sanità pubblica: come aggiornare un grande patrimonio nazionale per rispondere ai bisogni di oggi

Alla presentazione milanese del libro “Sua maestà il cuore. Istruzioni per l’uso del motore della vita” di Massimo Massetti e Alfonso Dell’Erario, una riflessione cruciale: dalla prevenzione all’accesso alle cure, come aggiornare un grande patrimonio nazionale per rispondere ai bisogni di oggi.

Il Servizio Sanitario Nazionale non è una semplice infrastruttura amministrativa: è un patrimonio a salvaguardia della salute di tutto il Paese, di cui andare profondamente fieri. Spesso ci si dimentica dei primati positivi che vedono l’Italia protagonista a livello globale. Basti pensare che l’aspettativa di vita in Italia si attesta sui 82-83 anni, collocando il Paese in vetta alle classifiche mondiali. Nel panorama internazionale, infatti, i grandi Paesi che possono vantare questo record, uniti a una cultura del cibo e a sistemi sanitari affidabili, si riducono sostanzialmente a pochi giganti: l’Italia, il Giappone e la Spagna.

Tuttavia, un motore progettato quasi cinquant’anni fa rischia di ingolfarsi se non viene sottoposto a un profondo e coraggioso «tagliando». È questo il messaggio emerso nella prestigiosa cornice della Sala Buzzati, dove la Fondazione Corriere della Sera ha ospitato la presentazione del libro “Sua maestà il cuore. Istruzioni per l’uso del motore della vita” (edito da Cairo), scritto a quattro mani da Massimo Massetti e Alfonso Dell’Erario. L’incontro, moderato dal giornalista Massimo Sideri, ha visto la partecipazione di figure di primo piano del panorama istituzionale e imprenditoriale, tra cui Attilio Fontana, Maurizio Lupi, Sergio Dompé, Stefano Lucchini e Carlo Spinetta.

Tra i passaggi più significativi emersi dall’incontro, c’è anche il richiamo all’aspetto umano della cura. Come è stato sottolineato dal Prof. Massimo Massetti ( (Direttore del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari e Cardiochirurgia, Gemelli IRCCS e Presidente della Fondazione Dignitas Curae):

– “La salute non è fatta solo di esami di laboratorio o numeri: è legata a doppio filo con la nostra sfera emotiva e relazionale. Volersi bene, coltivare relazioni affettive e positive ed essere felici ha un impatto scientificamente provato sulla salute del nostro cuore e del corpo”.

“Nonostante le basi d’eccellenza – continua Alfonso Dell’Erario – questo è il drammatico paradosso che sta vivendo la sanità italiana: da un lato, il Paese vanta tecnologie diagnostiche all’avanguardia, medici e infermieri di straordinaria competenza capaci di individuare e trattare patologie complesse con tempismo risolutivo. Dall’altro, milioni di cittadini si trovano nell’impossibilità concreta di accedere a queste stesse cure, spesso costretti a rinunciare alla prevenzione o alle terapie per ragioni economiche e liste d’attesa interminabili. L’accesso alle cure è oggi il più grande tema sociale e di democrazia del nostro Paese. La frammentazione delle prestazioni e la logica burocratica rischiano di soffocare la presa in carico globale del paziente, trasformando il diritto alla salute in un percorso a ostacoli riservato a chi può permetterselo”.

Il nodo centrale emerso dalla discussione riguarda la struttura stessa del Servizio Sanitario Nazionale. Nata nel 1978 per rispondere alle esigenze dell’epoca, l’architettura sanitaria attuale è basata quasi esclusivamente sulla risposta alle acuzie e sulla somma di singole prestazioni.

A distanza di cinquant’anni, questo modello si rivela inadeguato rispetto ai bisogni di una popolazione che invecchia e necessita di continuità assistenziale. Nonostante una spesa sanitaria pubblica che supera i 120 miliardi di euro all’anno — e che rappresenta un volano fondamentale per l’economia nazionale — il sistema soffre di una perdita di produttività e di efficienza se non si ha il coraggio di aggiornare le sue regole di base.

Per salvaguardarne l’universalità (salute per tutti), l’equità (pari accesso per pari bisogni) e la gratuità — i tre pilastri fondanti del nostro sistema difesi con forza anche durante la presentazione — non bastano interventi spot. Occorre ripartire dalla prevenzione, rimettere la persona al centro e ripensare radicalmente l’organizzazione delle cure. “La vera sfida della politica e delle istituzioni – conclude il Prof. Massimo Massetti – sarà quella di avere il coraggio di riprendere in mano la logica profonda di questo strumento straordinario, guidando un cambio di paradigma unitario, per fare in modo che il motore della vita continui a battere per tutti”.

NB L’evento, che è stato videotrasmesso in streaming, può essere visto in versione integrale sul canale YouTube della Fondazione Dignitas Curae cliccando su questo link: https://youtu.be/PodvxymP1FM