Un viaggio per sentirci vivi, una tappa speciale per la Fondazione Dignitas Curae che da nove anni quando arriva l’inizio di luglio fa tappa in Calabria. La «Domenica del Cuore» del 4 luglio a Villa San Giovanni è una “fermata” che fa parte della nostra tradizione e, adesso, attende il 2027 per celebrare il decennale il prossimo luglio. Questa è un’iniziativa straordinaria e sempre attesa dal territorio che Gianni Calabrese organizza da sempre con maestria. «Domenica del Cuore» ma anche una bella manifestazione – che possiamo definire tavola rotonda – svolta la sera in piazza delle Repubbliche Marinare (sempre a Villa San Giovanni) che ha attratto i cittadini intervenuti per ascoltare gli interventi dei relatori legati alla longevità.
LA DOMENICA DEL CUORE. Guidati dal professor Massimo Massetti, i cardiologi arrivati in Calabria nei locali della Croce Rossa, che da sempre fornisce un importante supporto non solo logistico ma di qualità grazie ai suoi volontari, hanno visitato cento persone compresi venticinque bambini, questi con il contributo dei medici del Bambino Gesù di Roma. Cento pazienti bisognosi e selezionati dai servizi sociali del territorio e dai medici di base che hanno mostrato, in grande percentuale, la necessità di un controllo che raramente avevano effettuato. Molti di loro sono alle prese con malattie cardiovascolari dovute soprattutto alla mancanza di visite ma anche di terapie interrotte per diverse ragioni. In alcuni casi non state riscontrate patologie gravi e queste persone sono state indirizzate alle strutture cardiologiche locali.
Non sono mancati gli affezionati, coloro che negli anni hanno giù usufruito di questa visita. Per loro un gradito ritorno e, insieme alla gioia di ritrovare chi magari li aveva salvati da una malattia che era sconosciuta, hanno potuto valutare il loro stato di salute con i relativi progressi.



LA SERATA IN PIAZZA. Tanti esperti della salute per sviscerare il tema della longevità legata anche alla condizione cardiologica in una serata in piazza sul lungomare Fata Morgana a Villa San Giovanni – «Più vita al cuore e più cuore nella vita» il titolo dell’incontro – condotta da Roberto Giacobbo, un giornalista sempre attento alle vicende legate alla medicina, e aperta dal saluto della sindaca di Villa San Giovanni, Giusy Caminiti.

Il professor Massetti ha introdotto l’argomento della serata, l’invecchiamento appunto, ricordando il legame tra il cervello e ha portato diversi dati legati alle aspettative di vita, numeri spiegati con motivazioni precise. «A metà del 1800 l’aspettativa di vita era di quaranta anni – ha detto il professor Massetti – mentre oggi siamo passati a oltre ottanta anche se in alcuni Paesi dell’Africa non si arriva alla metà di questa cifra». Ha aggiunto, Massetti, che in città come Londra e Chicago vivere in un quartiere o in un altro l’aspettativa di vita varia anche di nove e più anni. Nei quartieri più ricchi di Londra come Kensington e Chelsea, può superare gli 86,5 anni mentre nei quartieri più svantaggiati, come Barking e Dagenham, può scendere fino a circa 77,3 anni. È stato spiegato, negli interventi che si sono succeduti – la professoressa Giovanna Liuzzo, la professoressa Antonella Lombardo, la dottoressa Tamara Felici, il professor Massimo Robiony, la dottoressa Claudia Montanaro, il dottor Gianfranco Butera – come diversi fattori legati alla condizione di vita, all’alimentazione e all’attività fisica ma anche legati al reddito, hanno la loro incidere senza dimenticare i fattori di rischio che possono essere modificati. Parliamo in particolare di sedentarietà e fumo. «Anche il codice postale – ha affermato la professoressa Liuzzo – è un elemento che fornisce una precisa indicazione sull’aspettativa di vita perché ci dice dove viviamo. Certo, occorre capire anche quanto tempo si trascorre nella zona di lavoro e, quindi, in quale condizione di eventuale tossicità.
Il professor Francesco Landi, geriatra e direttore del Dipartimento Scienze dell’Invecchiamento, Ortopediche e Reumatologiche del Policlinico Agostino Gemelli, ha sintetizzato le problematiche e i fattori di rischio nella terza età.


