“Siete degli angeli…!” Quante volte i medici volontari di Fondazione Dignitas Curae hanno ascoltato queste parole?Le Domeniche del Cuore, questa attività solidale che porta “l’ospedale in strada” come descrivono bene le parole del Prof. Massetti, arrivate al loro dodicesimo anno di vita, propongono una grande messe di storie, che non sono “soltanto” mediche ma anche, soprattutto, umane. Storie che aspettano soltanto di essere raccontate dai protagonisti, dalla gente, e che gli “angeli” con lo stetoscopio sanno ascoltare, mentre misurano la pressione o fanno un ECG ai tanti, tantissimi, che chiedono di essere visitati.
Oggi, mentre ci avviamo alla tradizionale pausa estiva, diamo la parola ai nostri volontari per ascoltare dalle loro voci, direttamente, da chi e come è composto il mosaico che si affaccia, in quelle domeniche speciali, al triage del nostro Camion del Cuore. Tutte le interviste, integrali e originali, sul nostro canale YouTube che vi invitiamo a seguire.
“È un’esperienza per me come medico, ma anche come persona, molto intensa e molto importante” sono le prime parole al microfono della Dr.ssa Alessia Rabini (Fisiatra, Policlinico Gemelli IRCCS).

“Le visite durante le domeniche del cuore sono dedicate alle persone più fragili, a persone che altrimenti non avrebbero la possibilità di essere seguite da un punto di vista medico e devo dire che, in cambio, ciò che riceviamo è tantissimo. Veniamo a contatto con tante situazioni che fanno riflettere e che soprattutto – anche se in una piccolissima parte ci fanno sentire utili – e questo esprime come dire l’apoteosi per un medico: poter essere d’aiuto, prendersi cura soprattutto di quelle persone che non hanno la possibilità di essere seguite in altra maniera.”
Ma qual è la tipologia prevalente delle persone che richiedono la visita cardiologica? Possiamo descriverle nei tratti fondamentali? “Ci sono persone che vivono ai margini della società, ma ci sono anche persone normali, lavoratrici e lavoratori” ci illustra Patrizia Barbizzi (Volontaria Fondazione Dignitas Curae).

E aggiunge “Persone fragili e persone meno fragili. Con età differenti, a volte visitiamo anche i bambini quando abbiamo la cardiologa pediatrica in alcuni siti che sceglie il professor Massetti”, sottolineando che “Sono comunque persone che hanno bisogno di cura, ma hanno bisogno di essere anche confortati, ascoltati, non soltanto curati (…) spesso abbiamo trovato persone anche molto malate, persone con gravi patologie che non erano mai state in ospedale e mai state viste anche dai medici di base (…) perché non si fanno aiutare, in alcuni casi, ma a volte proprio perché non vengono aiutate dal sistema.“
“Dal punto di vista strettamente clinico, c’è una tipologia di problemi che riscontate con maggiore frequenza?” abbiamo chiesto ai Dottori Francesco Ridolfi e Francesco Auletta (Specializzandi Cardiologi, Policlinico Gemelli IRCCS UCSC).


“Fondamentalmente, a differenza di quella che può essere una visita in ospedale chiarisce il Dr. Auletta “sul territorio si nota la necessità del follow up e nei pazienti che abbiamo visto oggi forse il punto più critico è proprio il follow up. Magari una persona con pressione alta, con delle analisi del sangue con valori alterati, con un ECG che può avere una piccola irregolarità, cui è difficile dire ‘si faccia seguire, faccia una visita di controllo’ ma è importante proprio il follow up, accompagnare il paziente in un percorso.
“Un aspetto molto importante è il valore del controllo dei fattori di rischio sottolinea il Dr. Ridolfi si parla sempre di ipertensione arteriosa, colesterolo alto, dislipidemia, diabete, ma molto spesso i pazienti non hanno consapevolezza di quali sono i target, sia nella popolazione generale sia in chi ha necessità di mantenere dei valori ancora più bassi. Quindi, l’intento deve essere anche educativo perché il paziente (ma in generale la popolazione) deve essere consapevole di quali sono i target che con le modifiche dello stile di vita e con i farmaci noi possiamo raggiungere quotidianamente.”
Non poteva mancare una domanda fondamentale, forse la più importante in questi dialoghi che vi invitiamo a seguire nella loro completezza in video, e cioè “Perché? Qual è la motivazione di fondo per investire il tempo libero per realizzare le visite cardiologiche delle Domeniche del Cuore?” Ecco una sintesi, un flash delle risposte:
Rabini “La motivazione è semplice, ma anche complessa: il poter sostenere e supportare chi è stato meno fortunato di noi con il nostro lavoro che si sposa molto bene con questo tipo di iniziative di sostegno (…) ed è anche l’espressione dell’essere medico per vocazione perché il nostro è un lavoro ma di sicuro deve esserci slancio ed empatia verso gli altri…”
Ridolfi “Per offrire qualcosa a queste persone, al di là delle competenze tecniche, anche dal punto di vista umano. Soprattutto, agganciandomi al collega, Dr. Auletta, venire qui ci permette, anche dal punto di vista professionale, di mantenere un po’ di più il contatto con la realtà. Allontanarci dal grande Centro e avvicinarci di più alle persone, che poi sono la quotidianità della medicina.”
Barbizzi “Credo che nella vita abbiamo bisogno di angeli, angeli che ci aiutino, che ci proteggano. Come esperienza personale, varie volte nella mia vita mi sono trovata ad affrontare delle difficoltà, ma poi ho sempre trovato un angelo che mi ha dato una mano. Quindi, nel mio piccolo, se posso essere l’angelo di qualcuno… molto volentieri. Aiutare le persone fragili, le persone che hanno bisogno. È importante per me ed è importante per la Fondazione.”
