Terracina, una domenica speciale

Terracina, una domenica speciale Prendiamoci cura del nostro cuore e prendiamoci cura di chi ha bisogno di cure. È stato questo il motivo della nostra domenica a Terracina, una domenica davvero speciale con due momenti importanti. La mattina nell’edificio della Pretura è stata organizzata la Domenica del Cuore in collaborazione con l’Amministrazione locale mentre il pomeriggio un riuscitissimo incontro con la popolazione nella ex Chiesa di San Domenico ha visto protagonisti non solo i cardiologi del Policlinico Agostino Gemelli guidati dal professor Massimo Massetti ma tutti i partecipanti. La Domenica del Cuore ha permesso di visitare quasi quaranta pazienti nelle quattro postazioni allestiste nei locali della Pretura. Molte delle persone visitate necessitavano di essere controllate e in molte i cardiologi hanno riscontrato patologie anche importanti, che necessitano di cure appropriate. Quasi nessuno dei pazienti di questa “Domenica” ha la possibilità o la volontà di accedere alle strutture sanitarie spesso perché trascurano la propria salute. Grazie ai servizi sociali e a chi le segue è stato possibile visitarle anche se in diversi, per ragioni varie, non si sono presentate all’appuntamento nonostante avessero ricevuto l’invito per la visita. Questo è un aspetto che dovrà essere curato in futuro poiché troppe volte queste persone che vivono ai margini evitano anche la visita. Altri non avevano, domenica mattina, la possibilità di recarsi nei locali della Prefettura. Anche questo è un dettaglio non trascurabile che dovrà essere seguito. Visitare il cuore ma essere vicini anche a chi soffre, a chi nella vita ha perso tutto e si sente – perché realmente lo è – abbandonato. Lasciandosi andare, il rischio di malattie non solo cardiache è elevato. La struttura delle Domeniche del Cuore spesso individua persone che hanno patologie fisiche ma anche psicologiche, persone che vivono senza mezzi di sostegno, senza una casa, senza nulla. La visita non si limita al controllo cardiologico: occorre un intervento diverso, che viene subito segnalato, per curare la persona. Medicina ma soprattutto umanità, che è una grande cura. Per essere vivici a tante persone, la Fondazione Dignitas Curae da qualche tempo ha messo a punto un format che prevede un incontro tra gli specialisti e il pubblico, ossia la popolazione che ha la possibilità di rivolgere domande su temi cardiologici agli esperti. Nella ex Chiesa di San Domenico, nel centro storico di Terracina, ben oltre cento persone hanno partecipato all’incontro che ha toccato il tema «Prevenire è meglio che curare – Consigli e regole per un cuore sano». Quasi due ore di confronto, tante le domande poste e a ciascuna i cardiologi del Policlinico Gemelli ha risposto, dai problemi legati al colesterolo all’attività fisica, dalle palpitazioni a segnali da non sottovalutare.
PRENDIAMOCI CURA DEL NOSTRO CUORE

PRENDIAMOCI CURA DEL NOSTRO CUORE «Prevenire è meglio che curare: consigli e regole per un cuore sano» Terracina. Prendiamoci cura del nostro cuore è il motivo dell’incontro in programma a Terracina nel pomeriggio (dalle ore 15) di domenica 26 ottobre nell’ex Chiesa di San Domenico realizzato dal Comune di Terracina con la Fondazione Dignitas Curae. Si parlerà di salute, ricerca e prevenzione con gli specialisti del Cuore del Policlinico A. Gemelli di Roma coordinati dal professor Massimo Massetti. Nell’incontro con la popolazione – perché a loro è diretto questo incontro – si discuterà delle cause delle malattie cardiovascolari, dei consigli e stili di vita per l’infanzia, l’adolescenza e per ogni età ma anche di alimentazione, inquinamento e attività sportiva, dei sintomi e dei controlli da effettuare ma soprattutto di prevenzione. Un evento unico nel suo genere con alcuni tra i massimi esperti in ambito cardiovascolare, etico e scientifico, riuniti insieme per parlare direttamente alle persone. Il format è collaudato, con la possibilità di interagire con i medici ponendo loro domande e ricevendo risposte. L’iniziativa è della Fondazione Dignitas Curae (www.fondazionedignitascurae.org) guidata dal professor Massetti. Il cardiochirurgo ricorda a tutti che «il cuore è una macchina meravigliosa, ma anche un cervello elettrico» e osserva anche, in una sorta di monito, che «non si può più aspettare di essere malati per prendersi cura di sé. Parleremo di alimentazione, attività fisica, gestione dello stress. Il cuore è una pompa idraulica, sì, ma è anche un cervello elettrico: mente e cuore sono profondamente collegati». Un incontro divulgativo nel quale saranno protagoniste le persone che interverranno per porre quesiti, per chiedere informazioni e chiarimenti sulle patologie dell’apparato cardiovascolare ma anche sulla ricerca e sui farmaci da assumere. Soddisfazione in casa del Comune di Terracina che ha promosso l’incontro. «È stato davvero un grande piacere aver potuto organizzare insieme alla Fondazione Dignitas Curae questo evento di grande importanza per la nostra comunità. Conoscere per prevenire è fondamentale per la nostra salute, per questo invito tutti a partecipare all’incontro che si terrà presso il Complesso Monumentale di San Domenico, una grande opportunità per tutti noi con gli specialisti coordinati dal professor Massetti», le parole del Sindaco di Terracina, Francesco Giannetti. Queste manifestazioni insieme a tutta l’attività della Fondazione che è l’erede di Dona la Vita con il Cuore, associazione nata oltre dieci anni fa, hanno l’obiettivo di ritrovare, in un periodo di crisi del nostro servizio sanitario nazionale, una medicina centrata sulla persona, una medicina sostenibile e proiettata in un orizzonte di ri-umanizzazione delle scienze e delle cure mediche.
Prof. Massetti: “Progetto Cuore, modello per la sanità del futuro”

Prof. Massetti: “Progetto Cuore, modello per la sanità del futuro” Un nuovo paradigma che mette al centro il malato per superare le difficoltà del servizio sanitario. L’intervista di Interris.it al prof. Massimo Massetti, ordinario di Cardiochirurgia all’Università Cattolica, Direttore del dipartimento di scienze cardiovascolari, Policlinico Agostino Gemelli di Roma. Il nostro servizio sanitario nazionale non riesce più a rispondere agli attuali bisogni di cura. E quando lo fa, è solo grazie al prezzo di un grande sacrificio personale di medici e infermieri e alla pazienza e alla perseverazione dei malati e delle loro famiglie. Ma, proprio per questo, il punto di rottura è vicino. La causa, secondo il prof. Massimo Massetti, ordinario di Cardiochirurgia all’Università Cattolica, Direttore del dipartimento di scienze cardiovascolari, Policlinico Agostino Gemelli di Roma, è rinvenibile “soprattutto nel modo con cui curiamo i malati e nelle modalità con cui vengono erogate le singole prestazioni. Un modo che risponde a regole e protocolli immutati da decenni, ma non più economicamente sostenibile alla luce dei progressi della medicina, della vita media che si è allungata e che, conseguentemente, richiederebbe di incrementare il finanziamento sanitario a livelli non compatibili con il bilancio economico del nostro Paese”. Occorre un’autentica rivoluzione che ridefinisca il futuro della cura in Italia: un nuovo paradigma che metta al centro il malato, inteso nella sua dimensione fisica, psicologica e sociale; un nuovo approccio che agisce sulla causa della crisi del diritto alle cure secondo i principi cardine: equità, gratuità, accessibilità. Come magistralmente evidenziato dal Prof. Massetti “la pratica della medicina non può prescindere dall’umanizzazione delle cure, in piena sintonia con il Manifesto ‘Dignitas Curae’, scritto da me e da monsignor Mauro Cozzoli. Ma tale mission necessita di una profonda riorganizzazione di servizi sanitari e delle regole che li erogano”. Nuovi modelli organizzativi di cura sono già in fase di sperimentazione a seguito delle novità introdotte con la legge di bilancio per il 2025. Umanizzazione e personalizzazione delle cure e, anche e soprattutto, nuovo percorso di cura al centro dei lavori del Tavolo istituito dal Ministro Schillaci proprio per mettere a terra i principi stabiliti dalla legge di bilancio. L’ospedale del futuro Un esempio di inizio di cambio di paradigma per vedere l’orizzonte della medicina del futuro è “CUORE”: hub clinico e scientifico del Gemelli per la prevenzione, diagnosi e trattamento delle patologie cardiovascolari. Rappresenta l’archetipo di ospedale del futuro, dove tutta la struttura – che curerà il cuore, il futuro del nostro cuore – ruota intorno al paziente. Con lo sguardo rivolto al futuro e le mani saldamente nel presente dei pazienti, il Polo “CUORE” sarà anche un esempio di ecosostenibilità, un edificio dal designer moderno e asimmetrico, immerso nella natura, con una vasta area verde all’interno del complesso ospedaliero: un parco botanico e terapeutico, per il benessere psico-fisico dei pazienti, dei familiari e di chi ci lavora. Professore, quali sono le principali cause della crisi del modello sul quale è stato concepito – nel 1978 con la legge n. 833 – il servizio sanitario nazionale che non riesce più a rispondere agli attuali bisogni di cura “La crescita continua dei bisogni di salute e delle cure mediche di una popolazione in progressivo invecchiamento unitamente all’incremento esponenziale dei costi della ricerca scientifica e delle tecnologie biomediche hanno rotto l’equilibrio tra accesso alle cure e sostenibilità dei costi. La crisi coinvolge, infatti, l’accessibilità, la cura e l’assistenza. La medicina moderna è diventata sempre più specialistica e incentrata sulla malattia e sui sintomi, piuttosto che sul malato e sul problema generale di salute. La cura è diventata frammentaria. Di fatto, la medicina moderna iperspecialistica cura, con prestazioni, la malattia o una parte di essa senza prendere in carico l’intero problema di salute e soprattutto il malato inteso come persona”. Nella discontinuità assistenziale il malato è sempre più disorientato e solo. Il suo percorso di cura è sostanzialmente un vero e proprio percorso ad ostacoli? “Attualmente, il malato, purtroppo, si trova costretto ad inseguire competenze e risorse da un luogo all’altro perdendo non solo il riferimento di chi lo cura ma anche l’aspetto relazionale e umano dei curanti. Viene indirizzato da uno specialista all’altro con tutte le correlate difficoltà di accesso alle singole prestazioni sanitarie di cui ha bisogno. Il rischio è quello di vedere allungati i tempi della diagnosi e della cura e conseguentemente della perdita della loro efficienza ed efficacia”. Per garantire qualità ed efficienza occorre allora una rivisitazione dell’organizzazione dei servizi sanitari e del paradigma di cura? “Si, occorre organizzazione e gestione del sistema sanitario da un lato, centralità del paziente dall’altro. Non la cura del mero evento patologico, della malattia, ma la cura del malato, della persona a tutto tondo. In questa ottica si inserisce il-manifesto – Fondazione Dignitas Curae, uno strumento di comunicazione e aggregazione di volontà nella visione di una medicina a dimensione umana che amplifica l’efficacia e l’efficienza delle nuove tecnologie, dove competenze e risorse sono al servizio della cura; i principali aspetti organizzativi che permettono anche una razionalizzazione delle spese sono: multidisciplinarietà, sinergia e approccio umano”. Quale è l’obiettivo? “La riduzione delle liste d’attesa per prestazioni ed esami, una limitazione degli spostamenti fra strutture ospedaliere, un accorpamento di quei percorsi che oggi sono frammentati, grazie al lavoro comune di un’unica équipe multidisciplinare che ruota intorno alla persona e verifica le effettive necessità terapeutiche. Un miglioramento della sostenibilità della sanità, senza dover rinunciare alla qualità elevata delle cure”. E medici sempre più specializzati e competenti? “Certamente! Medici che non devono essere relegati al proprio campo di competenza, bensì che partecipano a équipe trasversali e multidisciplinari per migliorare il percorso di cura del paziente, il quale deve essere al centro. I futuri medici dovranno essere formati non solo su aspetti tecnici ma anche sulla gestione del rapporto umano con il paziente e i familiari, con le emozioni e con la capacità di entrare in empatia”. Questo cambio di paradigma per umanizzare il percorso di cura è stato condiviso anche dal legislatore nazionale? “Si, la legge di bilancio per il 2025, oltre a prevedere incrementi del livello del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato (art. 1 commi da 273 a 276)
«Il cuore non mente» va in piazza a Villa San Giovanni prima della domenica di solidarietà e di prevenzione

«Il cuore non mente» va in piazza a Villa San Giovanni prima della domenica di solidarietà e di prevenzione In Calabria per l’ottava volta, una serata per divulgare e aiutare a prevenire prima della Domenica del Cuore, sempre a Villa San Giovanni, con le visite cardiologiche per adulti e anche per bambini. Trasferta, questa, oramai tradizionale e organizzata grazie alla straordinaria passione e volontà di Gianni Calabrese, amico e pilastro della nostra Fondazione. «Il cuore non mente» è stato il motivo della serata del 4 luglio a Villa San Giovanni per parlare di salute, ricerca e prevenzione. In piazza delle Repubbliche Marinare, la sede dell’evento che è stato condotto da Roberto Giacobbo ma che ha avuto nel professor Massimo Massetti il fulcro, si è parlato di prevenzione, divulgazione e consapevolezza. Un evento unico nel suo genere, che ha portato sul Lungomare Cenide alcuni tra i massimi esperti italiani in ambito cardiovascolare, neurologico, etico e scientifico, riuniti insieme per parlare direttamente alla gente. Format collaudato, con la possibilità di interagire con i medici ponendo loro domande e ricevendo risposte. La sindaca di Villa San Giovanni, Giusy Caminiti, ha affermato che la nostra città ha bisogno di manifestazioni di questo livello. Non poteva esserci un titolo migliore di questo, “Il cuore non mente”. La sfida è coniugare turismo e cultura. Qui è soprattutto cultura e qui si incontrano lo Jonio e il Tirreno». Parlare di medicina, di cure, di futuro. Una bella sfida che la Fondazione Dignitas Curae porta avanti. Il professor Massetti ricordando che «il cuore è una macchina meravigliosa, ma anche un cervello elettrico», ha sintetizzato i temi dell’incontro. «Non si può più aspettare di essere malati per prendersi cura di sé. Parliamo di alimentazione – ha osservato il professor Massetti – attività fisica, gestione dello stress. Il cuore è una pompa idraulica, sì, ma è anche un cervello elettrico: mente e cuore sono profondamente collegati. Questi incontri sono momenti cruciali in un sistema sanitario in crisi. Stare tra la gente significa fare prevenzione vera, tangibile». Il professor Antonio Amodeo, direttore della trapiantologia toracica dell’Ospedale Bambino Gesù, ha parlato dell’urgenza di promuovere la cultura della donazione d’organo. «Un bambino in lista d’attesa per un cuore può aspettare anche tre anni. L’Italia è seconda in Europa per donazioni, ma c’è ancora troppa differenza tra Nord e Sud. Dobbiamo fare di più, e la sensibilizzazione deve partire da qui, da incontri come questo». Si è parlato di ricerca e la professoressa Giovanna Liuzzo ha ricordato che questa sta cambiando il volto della cardiologia. «Abbiamo nuovi farmaci che cambiano il decorso dell’insufficienza cardiaca – ha affermato – ma l’obiettivo più grande resta la prevenzione. Senza ricerca, non possiamo salvare vite. Serve investire oggi per vivere meglio domani». I sedici medici sul palco della piazza hanno spiegato e risposto alle numerose domande poste dal pubblico. Con Gianni Calabrese, ideatore e artefice dell’evento da sempre, ossia dal 2016, ha collaborato la dottoressa Maria Grazia Richichi, geriatra presso l’ASP di Reggio Calabria e responsabile, insieme alla dottoressa Samantha Libri, psicologa e psicogeriatra, dell’Ambulatorio di Psicogeriatria Neurolab22, punto di riferimento per il territorio di Villa San Giovanni. L’impegno verso la salute della comunità non si è esaurito con la serata divulgativa. Domenica mattina, infatti, l’ASP di Villa San Giovanni ha aperto le sue porte per le visite cardiochirurgiche offerte a chi ne ha bisogno, a chi non ha la possibilità di accedere alla sanità. Nei quattro ambulatori allestiti dai medici arrivati da Roma sono stati visitati in quarantacinque tra adulti e bambini. Il tutto con l’aiuto e la collaborazione davvero preziosa dei volontari della Croce Rossa Vallata di Gallico guidati dalla presidente Francesca Pentimalli. Non sono mancati casi di pazienti da sottoporre rapidamente a ulteriori accertamenti, e questo è un plauso che va ai medici che hanno riscontrato patologie anche in chi non ne aveva sentore.
Una «Domenica del Cuore» a Bravetta per aiutare una comunità in difficoltà

Una «Domenica del Cuore» a Bravetta per aiutare una comunità in difficoltà Una mano tesa per chi soffre, vive davvero alla deriva, non ha nulla, casa lavoro attenzioni. L’Istituto delle Suore Oblate di via dei Carraresi a Bravetta da molti anni tende loro una mano con il grande cuore di Suor Cinzia e dei suoi collaboratori, offre almeno un pasto, cerca di essere vicino a questo modo che è davvero di disperati tentando di prendersi cura di loro, di una comunità che rappresenta, purtroppo, gli “ultimi”. Nella domenica di Pentecoste siamo tornati nell’Istituto per le nostre «Domeniche del Cuore» perché sapevamo che lì c’era davvero bisogno e difatti abbiamo nuovamente trovato una situazione assai precaria in molte delle trentotto persone che sono state visitate: quasi tutti indigenti e senza dimora fissa, lasciati a se stessi, dimenticati dal mondo. La disperazione di queste persone ha ormai lasciato campo alla rassegnazione e quello che abbiamo visto e toccato è come una società civile non rispetti più la dignità umana ancora prima della dignità delle persone malate.Abbiamo visitato e diagnosticato malattie gravi che necessitano medicine ed esami strumentali ma purtroppo – e lo diciamo a con tanta tristezza – loro non avranno nessuno che li segue e nessuno che darà loro una cura o una medicina.Abbiamo fatto una selezione delle cose urgenti e stilato una lista delle persone da chiamare al Gemelli per effettuare una diagnostica approfondita. I volontari dell’Istituto delle Suore Oblate ci darà una mano per rintracciare i casi davvero gravi. Tante persone presenti domenica mattina, troppi senza fissa dimora, costretti a vivere in strada, molti senza lavoro e senza cittadinanza, fuggiti dai loro Paesi troppo difficili e spesso in guerra. Emblematico il caso di un giovane del Burundi, il ventiquattrenne Christopher che vive qui da quattro anni. È ancora un clandestino per la legge italiana e quindi non può lavorare pur volendolo fare. Vive in una tendopoli, mangia quando può negli ostelli del Vaticano e nelle parrocchie. Aspetta, Christopher, di riabbracciare la sua famiglia rimasta in Burundi: lo ha detto con lo sguardo triste, quasi piangendo. Suor Cinzia era lì, ad assistere queste persone bisognose, alla deriva, cercando di regalare loro un sorriso e una vita migliore.
Domeniche del Cuore: il 2025 parte da Tor Bella Monaca

Domeniche del Cuore: il 2025 parte da Tor Bella Monaca La prima tappa di un 2025 che si annuncia denso di iniziative e di attenzione nei confronti di chi soffre si è svolta a Tor Bella Monaca il 23 febbraio. Nella periferia est della Capitale dove vivono oltre 30 mila persone e dove il 41 per cento delle famiglie vive in povertà assoluta con il 22 per cento che ha un reddito pari a zero, case popolari – quasi esclusivamente popolari visto che siamo all’82 per cento dell’intera edilizia della borgata – intorno a via dell’Archeologia ha preso il via il viaggio delle Domeniche del Cuore. Trenta le persone visitate dai cardiologi coordinati dal dottor Angelo Villano, diverse di loro in stato assai precario e per qualcuna è stata anche la prima visita avuta nella vita. Un segnale che la dice lunga sullo stato di abbandono di molte persone costrette a fare i conti con una realtà spesso dolorosa, al limite dalla normalità. Sede di questa Domenica del Cuore è stato l’istituto comprensivo Melissa Bassi, una bella scuola definita scuola di frontiera che ha messo a disposizione, in attesa della ristrutturazione dei locali della vicina parrocchia, le aule e la biblioteca per accogliere l’organizzazione dell’evento. Il quartiere sorto oltre il raccordo anulare, dove lo sviluppo non esiste, avrebbe la necessità di ricevere maggiori attenzioni. Anche nel breve tempo passato una domenica mattina per visitare i pazienti selezionati dalla Comunità di Sant’Egidio, diversi dei quali stranieri, stando a contatto con loro, ci si accorge non solo del degrado ma anche della difficoltà di viverci. La Domenica del Cuore ha solo portato un poco di sollievo a le persone che hanno avuto la possibilità di ricevere un’attenzione, ma iniziative come la nostra dovrebbero essere numerose: potrebbero contribuire non solo a dare un valido sostegno alla salute delle persone ma anche a regalare momenti di una vita il più possibile normale, più lontana dal disagio sociale che c’è a Tor Bella Monaca e che si percepisce ad ogni respiro.
Umanizzazione delle cure: una sfida per AIOP Lazio

Umanizzazione delle cure: una sfida per AIOP Lazio Come Presidente AIOP Lazio ho preso l’impegno per l’intera durata del mio mandato- d’intesa con il Consiglio di Presidenza – di coinvolgere tutte le nostre strutture per far proprio e rendere prioritario il concetto “paziente al centro” garantendo un modello di assistenza sanitaria in cui il paziente è considerato il punto focale e principale beneficiario del sistema sanitario. Fondamentale l’incontro tra i pazienti e coloro che li curano e li assistono. Nell’approccio “paziente al centro”, l’assistenza è progettata e fornita in modo da rispondere alle esigenze, alle preferenze e ai valori del paziente stesso. Ciò implica un coinvolgimento attivo del paziente nel processo decisionale riguardo al suo trattamento, l’accesso a informazioni trasparenti e comprensibili, nonché una maggiore autonomia nell’auto gestione della propria salute. Facciamo pertanto nostro il richiamo all’umanizzazione delle cure inserito nel Patto per la Salute 2014 2016, nel rispetto della centralità della persona nella sua interezza fisica, psicologica e sociale, dove le Regioni si impegnano ad effettuare interventi di umanizzazione in ambito sanitario coinvolgendo aspetti strutturali, organizzativi e relazionali dell’assistenza. Rivolgiamo anche la nostra attenzione al documento del 24 gennaio 2024 “Dignitas Curae – Manifesto per la sanità del futuro”, scritto dal Prof. Massimo Massetti e da Mons. Mauro Cozzoli, già approvato e sottoscritto da Papa Francesco (primo firmatario), dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dal cardi nale segretario di Stato Pietro Parolin e dal Ministro della Salute Orazio Schillaci, centrato sulla “dignitas curae” e sulla ri-umanizzazione della medicina. Vogliamo promuovere un cambio di paradigma nella filiera della salute, costruito interamente sulla persona/paziente, ridando centralità alla dimensione umana come rappresentato il 30 novembre 2024 dal Prof. Massimo Robiony – dell’Università degli Studi di Udine – nella “Carta di Udine per l’Umanizzazione delle Cure e il Benessere Organizzativo”, un documento scientifico di indirizzo che enfatizza il ruolo del SSN, pilastro sociale imprescindibile. AIOP Lazio, nel corso della recente Tavola Rotonda dal titolo: “La Sanità del futuro: sempre più dalla parte dei cittadini” ha coinvolto diversi attori a confrontarsi su uno scenario che impone di ripensare il modello di cura per assicurare universalità e qualità delle prestazioni sanitarie in un contesto di moder nità che cambia velocemente. Dall’importanza sul benessere organizzativo in ambienti di lavoro dove le competenze possano esprimersi al massimo in un clima di collaborazione e di fiducia reciproca – si è sempre più orientati al necessario rafforzamento della medicina territoriale e alla digitalizzazione dei servizi senza perdere di vista l’importanza della dimensione umana della medicina. Negli anni si è passati da una frammentarietà dei percorsi di cura ad una presa in carico globale della persona integrando aspetti etici, umani e scientifici. Ad una necessaria revisione sostanziale dei modelli organizzativi Agenas – organo tecnico-scientifico del SSN – assicura la propria collaborazione tecnico-operativa in tema di efficacia degli interventi sanitari nonché di qualità, sicurezza e umanizzazione delle cure. Per AIOP Lazio i progetti di umanizzazione – volti ad indagare le problematiche relative alla presa in carico e all’assistenza del malato e della sua famiglia, conun focus dedicato alle fasce più deboli della popolazione – dovranno essere argomento centrale su cui concentrare un particolare impegno per i prossimianni, una priorità che le strutture nostre associate hanno già iniziato a fare propria, da portare avanti a supporto dell’amministrazione regionale governata dal Presidente Rocca. È un sistema complesso che richiede volontà ed abilità da parte di coloro che per ruolo istituzionale devono garantire risultati efficaci ed equamente distribuiti per i pazienti ed i cittadini. Relazione, centralità, consapevolezza, rispetto e libertà di scelta sono le parole chiave di questa che è per noi la sfida più bella sulla quale concentrare il nostro impegno.
Un nuovo paradigma per umanizzare il percorso di cura

Un nuovo paradigma per umanizzare il percorso di cura Un anno intenso, ma la nostra missione non si ferma! Anche in chiusura d’anno, la Fondazione continua a lavorare per un cambiamento concreto nella Sanità. Sul Sole 24 Ore, il nostro Presidente Massimo Massetti approfondisce due punti cruciali della nuova Legge di Bilancio, appena approvata. Un passo avanti fondamentale e concreto verso il vero cambio di paradigma: Umanizzare i percorsi di cura Mettere il Paziente sempre al centro del sistema sanitario Questo è ciò per cui ci impegniamo ogni giorno: una Sanità più accessibile, più dignitosa, più umana. Leggi l’articolo completo del Sole24Ore
Intervento da record su un bambino di 7 anni dall’equipe Gemelli-Bambino Gesù,: aveva sviluppato una vasculopatia da rigetto

Intervento da record su un bambino di 7 anni dall’equipe Gemelli-Bambino Gesù,: aveva sviluppato una vasculopatia da rigetto Marco è stato quindi sottoposto a una complessa procedura di rivascolarizzazione da un team multidisciplinare coordinato da Carlo Trani. Gemelli e Bambino Gesù insieme per salvare un piccolo dal cuore malato. Eccezionale intervento di disostruzione coronarica effettuato dagli esperti del Centro Cuore del Gemelli su un bambino di sette anni trapiantato di cuore pochi mesi prima al Bambino Gesù di Roma. Il piccolo Marco (nome di fantasia) dopo l’operazione aveva sviluppato una problematica tipica dell’età adulta: un’ostruzione delle arterie coronarie del cuore causata da una vasculopatia da rigetto. Un evento raro ma molto grave poiché in grado di mettere a rischio la funzionalità del cuore trapiantato. Vista l’anatomia particolarmente complessa della lesione coronarica, i cardiochirurghi del Bambino Gesù, diretti da Antonio Amodeo, docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’equipe del Centro Cuore del Gemelli guidato da Massimo Massetti, ordinario di Cardiochirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, hanno deciso di tentare una disostruzione mediante angioplastica dell’arteria discendente anteriore prossimale che appariva completamente occlusa. Il piccolo venne quindi trasferito dall’ospedale pediatrico alla Terapia Intensiva Pediatrica (Tip) del Gemelli diretta da Giorgio Conti, docente di Anestesia e Rianimazione all’Università Cattolica. LE CURE Marco è stato quindi sottoposto a una complessa procedura di rivascolarizzazione da un team multidisciplinare coordinato da Carlo Trani, direttore della Uoc Interventistica Cardiologica del Gemelli e Associato di Cardiologia all’Università Cattolica e da Francesco Burzotta, ordinario di Cardiologia all’Università Cattolica e direttore della Uoc di Cardiologia del Gemelli coadiuvati dal da Matteo Di Nardo, anestesista pediatrico del Bambino Gesù e dal cardio anestesista del Gemelli Andrea Scapigliati, docente dell’Università Cattolica. Dopo l’intervento il bimbo è stato nuovamente affidato alle cure dei medici del Bambino Gesù. «Il bambino era affetto da una miocardiopatia dilatativa per la quale è stato necessario impiantare un cuore artificiale che il piccolo ha tenuto per oltre un anno, come ponte al trapianto, che siamo riusciti ad effettuare con successo – dice Antonio Amodeo – Purtroppo tra le complicanze del trapianto c’è la vasculopatia da rigetto cronico che, in questo caso, ha determinato l’ostruzione di un vaso del cuore, una patologia tipica dell’età adulta. Per questo abbiamo ritenuto necessario intervenire in collaborazione con i colleghi del Gemelli per affrontare il problema coronarico, che è stato risolto in maniera eccellente». Un caso che secondo Carlo Trani dimostra l’importanza della collaborazione multidisciplinare in situazioni anomale e di alta complessità. «Aver affinato la nostra tecnica di disostruzione coronarica in questi anni negli adulti – spiega Francesco Burzotta – si è rivelato utile per un bambino con una storia così travagliata. Interventi di angioplastica di questo genere, di solito, vengono effettuati in centri che hanno un’esperienza specifica, al fine di limitare le complicanze e aumentare il tasso di successo. Siamo impegnati da anni in questo campo ma è la prima volta che abbiamo offerto questa terapia ad un paziente così giovane». CENTRO CUORE Questo caso per Massimo Massetti è paradigmatico della filosofia del Gemelli del prendersi cura del paziente, più che di limitarsi a curarlo. «Un approccio che pervaderà tutte le attività del Centro Cuore, il polo dedicato alle patologie cardiovascolari che sta sorgendo all’interno del campus del Gemelli – ha detto Massetti – Quello del Centro Cuore sarà un modello “centripeto”, in opposizione alla frammentazione delle cure tipica delle iperspecializzazioni che rischia di perdere di vista la centralità del paziente per concentrarsi sulla singola patologia. Un modello sanitario innovativo che mette al centro la persona».
Massimo Punteggio PERLA alla Cardio Chirurgia del Gemelli per la Centralità del Paziente nel percorso di cura.

Massimo Punteggio PERLA alla Cardio Chirurgia del Gemelli per la Centralità del Paziente nel percorso di cura. Un altro traguardo d’eccellenza per la Cardiochirurgia del Policlinico Gemelli sul tema della Centralita’ del Paziente nel percorso di Cura. Il reparto di Cardiochirurgia dell’IRCCS Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, diretto dal Prof. Massimo Massetti, ha recentemente ottenuto la prestigiosa certificazione PERLA con il massimo punteggio di 3/3. Questo riconoscimento, frutto di un’analisi dettagliata condotta da DNM ed Edra S.p.A., celebra l’eccellenza delle cure fornite e l’attenzione dedicata alla persona, valutata attraverso il Decalogo PERLA. Accoglienza, ascolto, personalizzazione delle cure e qualità della vita sono tra le aree chiave in cui il reparto ha raggiunto punteggi straordinari, confermando un approccio orientato alla centralità del paziente, in pieno accordo con l’ormai famoso “Manifesto Dignitas Curae”. Scopri di più sui dettagli del percorso di certificazione e sulle valutazioni straordinarie raggiunte dal reparto.
